La notizia circolata l’altro ieri, circa lo spionaggio subito da Berlusconi ad opera dell’intelligence americana nel 2011, a ridosso delle sue dimissioni (ma anche prima), a me non stupisce. Non può stupire un fatto che trae la sua ragion d’essere nella lampante condizione geopolitica del nostro paese. Del resto siamo alleati degli americani. Anzi diciamo la verità, più che alleati siamo un Paese satellite degli Usa, e lì a Washington se devono spiarci non è che si fanno tanti scrupoli .

Ad essere stati spiati comunque non siamo solo noi, è successo anche alla Merkel ad esempio, ma questo non dovrebbe rallegrarci: il fatto che qualcuno ascolti le telefonate dei maggiori capi di Stato europei per conto della Casa Bianca ci fa capire una cosa, che la tanto decantata indipendenza dagli Usa raggiunta grazie all’UE è solo fantasia, ma questo i più attenti già lo avevano capito. Romano Prodi disse una volta che si faceva l’euro per competere con gli Stati Uniti, ma allora dovrebbe spiegarci perché pare siano proprio gli Stati Uniti, i primi ad essere spaventati dal sempre frequente rischio di crollo della moneta unica, ora tornata a vacillare a causa dell’imminente referendum inglese. A riguardo Obama appunto si pronuncerà pubblicamente per il no.

Che l’Europa rappresenti per gli Usa un nucleo più compatto in chiave anti-russa, è ormai chiaro e nessuno dei principali attori europei può sfuggire a questo ruolo. E’ pur vero però che non tutti i paesi interpretano la parte allo stesso modo, ognuno cioè cerca di preservare per quanto possibile l’autonomia e l’interesse nazionale, specialmente Francia e Germania. L’Italia, invece, persevera nel suo atteggiamento remissivo e autolesionista. Il nostro paese dal dopoguerra ha indubbiamente perso parte della sua sovranità, ma l’Italia - è brutto dirlo - si sente più colonia degli altri, e fin quando non si scrollerà di dosso i sensi di colpa per episodi corruttivi che comunque non possono bloccarci a vita e per un passato ormai morto e sepolto (mi riferisco al fascismo, al posizionamento all’epoca della seconda guerra mondiale e ad un ingresso nella Nato che in realtà non era scritto da nessuna parte, ottenuto solo grazie alle insistenze di De Gasperi) non riuscirà mai a risorgere.

Tali sensi di colpa e il fare da succube, potrebbero anche passare in secondo piano se non avessero determinato negli ultimi anni una situazione di chiaro danno. Prendiamo ad esempio il 2011: Francia e Inghilterra bombardano la Libia e alla fine si arriva all’omicidio di Gheddafi. Tutta una manovra che chiaramente non faceva gli interessi italiani, Gheddafi era un nostro interlocutore privilegiato, a cui noi non riusciamo a porre alcun veto ma che anzi appoggiamo! Vergognoso, se non altro perché probabilmente si trattò di un intervento volto a svantaggiare proprio l’Italia su tutti, dato che le forniture di petrolio erano destinate per 2/3 alla nostra penisola per tramite ENI, e questo a Sarkozy non piaceva.

Insomma bisognerebbe sentirsi un po’ meno colonia; perfino la Germania, che dopo averne combinate di cotte e di crude nel secolo scorso e avendo nonostante ciò ricevuto molto supporto (debiti di guerra dimezzati e cooperazione al crollo del muro) dovrebbe starsene buona, cerca strenuamente spazi decisionali, pensiamo ad esempio agli accordi energetici con la Russia per il nuovo gasdotto. Sarebbe sen’altro giusto ritrovare fierezza, anche perché le altre nazioni non sono mai state delicate con noi, considerandoci da sempre terra di conquista, anche nel secondo dopoguerra. La classe politica della prima Repubblica cercò di resistere, questa invece è totalmente prona.

Nel link che segue un’interessante intervista al giornalista Giovanni Fasanella, autore del libro “Colonia Italia”, il quale racconta le poco note ma importanti ingerenze inglesi nella politica energetica italiana dei decenni passati. Da Enrico Mattei ad Aldo Moro, una ricostruzione interessante e ardita, rimembrando chi forse pagò con la vita l’aver difeso la sua patria: