Matteo Renzi ha una sua idea anche sul calcio. Vuole rottamare il mondo in cui hanno messo le mani Carlo Tavecchio e la sua combriccola. E ieri, implacabile, ha messo a segno la sua prima cattivissima vendetta. Si è presentato a Coverciano facendosi garantire che non ci fosse, nè avrebbe potuto esserci Tavecchio, e si è soffermato a lungo a parlare con tutta la Nazionale in partenza degli Europei.

Un segnale di sfratto per la presidenza della Federazione? Probabilmente si. Il premier non ha gradito affatto che la sua visione di una Nazionale affidata ad un giovane “tipo Montella” non sia stata neppure presa in considerazione dalla presidenza. E soprattutto non ha gradito alcune ricostruzioni sulla volontà di Marcello Lippi di andare avanti a tutti i costi sulla scelta di Ventura alla guida della Nazionale.

Il premier ama lo sport. Lo percepisce come uno degli strumenti migliori per rilanciare il ruolo dell’Italia nel mondo. E sa bene quanto calzerebbe a pennello la figura di un giovane addosso alla nostra pattuglia calcistica. Favorendo anche una facile associazione con l’immagine stessa del leader rottamatore.

E tutto questo, in clima referendum, pro o contro Renzi, non solo serve ma è quasi indispensabile alla causa del governo e più in generale della leadership.

Ecco perchè la visita di Renzi di ieri a Coverciano non è una semplice “visita”. Se non è un segnale di sfratto poco ci manca. Sul calcio di Carlo Tavecchio e dei suoi compari si addensano cupe le nubi della rottamazione. Meglio tardi che mai.